NEWS

 
 

31/5/2006

IN ITALIA PRIMA GIORNATA DEDICATA A MALATI SI CELEBRA 3 E 4 GIUGNO

 

29/5/2006

COLON, RISCHIO PIU' BASSO DOPO COLONSCOPIA

 

25/5/2006

LO SPINELLO NON AUMENTA IL RISCHIO CANCRO

 

18/5/2006

FUMO: 2,5 MLN ITALIANI IN MENO COL VIZIO IN 5 ANNI, CALANO SIGARETTE AL DI'

 

15/5/2006

14.000 TUMORI L'ANNO TRA GIOVANI,

SOTTO ACCUSA STILI VITA

 

11/5/2006

PROSTATA, INDIVIDUATO FATTORE RISCHIO GENETICO

 

4/5/2006

SKIN CANCER DAY,IL 6 MAGGIO DERMATOLOGI 'APERTI'

 

20/4/2006

MIELOMA MULTIPLO 4 SOTTOTIPI, CURE PERSONALIZZATE

 

18/4/2006

SENO,10% CASI DIAGNOSTICATI E CURATI INOFFENSIVI

 

12/4/2006

AUTORITA' USA SCETTICHE SU DANNI TELEFONINI

 

10/4/2006

CAVOLI E BROCCOLI, CONFERMA DELLE VIRTU' PREVENTIVE

 

7/4/2006

MENO RISCHI A SENO PER DONNE CHE MANGIANO SOIA

 

6/4/2006

OVAIO E SENO, VITAMINA D E FLAVONOIDI POTENZIALI  'ARMI' PREVENTIVE

 

3/4/2006

CERVICE UTERINA: HPV PIU' SENSIBILE DEL PAP TEST

 

27/3/2006

SCOPERTA MOLECOLA PER VACCINO ANTI-METASTASI

 

23/3/2006

PESTICIDI,BIMBI PIU' ESPOSTI

 

20/3/2006

DAL 18 AL 26 MARZO LA 'SETTIMANA DELLA PREVENZIONE'

 

13/3/2006

LO STUDIO, IN OCCIDENTE 25% TUMORI PREVENIBILE CON VACCINI AD HOC

 

6/3/2006

TUMORI: 34MILA CASI AL COLON-RETTO L'ANNO, CALCIATORI IN CAMPO PER PREVENZIONE

 

2/3/2006

SITO INTERNET SUL CANCRO COLO-RETTALE

 

archivio news

 

31/5/2006

IN ITALIA PRIMA GIORNATA DEDICATA A MALATI SI CELEBRA 3 E 4 GIUGNO
Il cedro, albero da frutto antichissimo e agrume dotato di proprietà anti-cancro, è il simbolo della Giornata nazionale del malato oncologico, che si celebra, per la prima volta in Italia, sabato 3 e domenica 4 giugno. Numerose le iniziative promosse dalla Favo, la Federazione delle associazioni di volontariato in oncologia. Dal 28 maggio al 10 giugno si potrà contribuire a umanizzare la cura dei malati di cancro, donando un euro con un sms al numero 48588 da qualsiasi operatore telefonico.
I fondi raccolti, destinati alla Favo, verranno utilizzati per istituire borse di studio per psicologi che lavorano o sono interessati a lavorare nei centri di cura frequentati da pazienti con tumore.  Oggi nel nostro Pese vivono più di 1.600.000 persone che sono state o sono colpite dal cancro. Nel 2010 saranno circa 2.000.000, un 'esercito' di malati cronici con diritti e bisogni che non possono non essere riconosciuti.

 

29/5/2006

COLON, RISCHIO PIU' BASSO DOPO COLONSCOPIA

Dopo una colonscopia negativa, il rischio di sviluppare un tumore colorettale negli adulti rimane piu' basso del normale per i dieci anni successivi al test. La buona notizia, che dovrebbe indurre piu' cittadini a sottoporsi all'esame per la diagnosi precoce del cancro del colon, viene da un nuovo studio pubblicato su 'Jama', la rivista dei medici Usa. Ricercatori dell'universita' di Manitoba in Canada hanno analizzato i dati di circa 36mila pazienti che si erano sottoposti all'esame tra il 1989 ed il 2003: per coloro i quali il test aveva dato esito completamente negativo - ossia non era stato trovato ne' tumore ne' polipi precancerosi - il pericolo di sviluppare il cancro nei dieci anni seguenti e' risultato piu' basso del 30-40% rispetto ai rischi della popolazione in generale.

 

25/5/2006

LO SPINELLO NON AUMENTA IL RISCHIO CANCRO

Sebbene pericoloso per altri motivi, fumare spinelli non sembra aumentare il rischio di cancro ai polmoni, anche se si fa un consumo di marijuana pesante e continuato per molti anni. Lo rivela, con gran sorpresa dei ricercatori, uno studio presentato dall'equipe di Donald Tashkin del David Geffen School of Medicine dell'Universita' di Los Angeles a San Diego nel corso della American Thoracic Society International Conference. La marijuana non sembra aumentare neppure il rischio di altri tumori tipicamente associati al fumo di sigaretta, come le neoplasie di bocca ed esofago o in generale del tratto digerente superiore. Gli esperti hanno coinvolto nell'indagine 611 persone che hanno sviluppato cancro ai polmoni, 601 che hanno sviluppato cancro in regioni del tratto digerente superiore, 1040 persone sane di controllo. I volontari sono stati scelti dando particolare rilievo all'a loro eta' perche' i ricercatori potessero avere per le mani un campione che da giovane fosse vissuto in un'epoca in cui si faceva ampio uso di marijuana. Ai volontari sono state chieste moltissime informazioni sul proprio stile di vita, in particolare se avessero fatto uso e in che quantita' di marijuana, tabacco, alcol. I fumatori piu' assidui di marijuana avevano fumato oltre 22.000 spinelli nella loro vita contro una media di 11.000-22.000 per gli habitue' della marijuana che ci andavano pero' un po' piu' leggeri. Facendo i dovuti calcoli gli epidemiologi non hanno riscontrato nessun aumento di rischio cancro correlabile alla marijuana, mentre hanno rilevato che l'80% dei pazienti con cancro ai polmoni e il 70% di quelli con altri tumori avevano fumato sigarette, insomma un chiaro rischio cancro legato alle sigarette. Gli esperti hanno calcolato un aumento del rischio di 20 volte per fumatori di uno o due pacchetti di sigarette al di'. Gli esperti sono rimasti sorpresi di non aver trovato un'associazione tra marijuana e cancro in quanto per molti aspetti lo spinello sembrerebbe piu' pericoloso perche' e' preparato in modo piu' 'artigianale' e viene aspirato piu' a lungo. L'unica spiegazione plausibile e' che i tetracannabinoidi, i composti attivi della marijuana, esercitino un effetto sulle cellule vecchie e danneggiate inducendole a morire e quindi di fatto impediscono loro di dar vita al tumore.

 

18/5/2006

FUMO: 2,5 MLN ITALIANI IN MENO COL VIZIO IN 5 ANNI, CALANO SIGARETTE AL DI'
Sigarette 'mordi e fuggi' mentre si aspetta il bus o il treno, davanti all'ingresso dell'ufficio, fuori dal cinema o dal ristorante. Mentre si moltiplicano i luoghi smoke-free, nel nostro Paese si riducono gli italiani 'col vizio', come pure il numero delle sigarette accese ogni giorno. ''In cinque anni sono 2,5 milioni in meno i fumatori nel Belpaese: 1,6 mln di uomini e 800mila donne. Che, in media, oggi accendono 13,6 sigarette al di', contro le 16,8 del 2002''. Questi i numeri diffusi dalla Doxa, che ha illustrato i risultati di un'indagine condotta per conto dell'Istituto superiore della sanita' - e in collaborazione con la Lega contro i tumori di Milano e l'Istituto Mario Negri - su un campione di 3.039 persone (rappresentativo della popolazione 'over 15' anni).
Un po' a sorpresa, aumenta l'apprezzamento del divieto di fumare sul posto di lavoro. ''Oggi il 76,1% dei fumatori promuove a pieni voti l'iniziativa, contro il 68,8% dei favorevoli nel 2005''. Nonostante le difficolta' incontrate nella vita di tutti i giorni, i fumatori apprezzano l'idea di spazi a prova di fumo. Dall'indagine, inoltre, si scopre che il 18,9% degli italiani 'assaggia' la prima 'bionda' quando non ha ancora 15 anni, il 40% circa lo fa tra i 15 e i 17 anni, il 37,5% tra i 18 e i 20 anni e solo il 14,1% dopo i 20 anni (le donne in genere iniziano piu' tardi). Inoltre il 10% dei fumatori si concede meno di 5 sigarette al di' e il 27,8% da 10 a 14, mentre solo il 7% supera le 25. Una buona notizia arriva dalle donne, che finalmente iniziano a dire addio alle 'bionde', dopo anni in cui sembravano impermeabili agli allarmi degli esperti. ''E all'interno delle famiglie sta prendendo piede la cultura del non fumo'', sottolinea Piergiorgio Zuccaro, direttore dell'Osservatorio Fumo, alcol e droga dell'Iss. ''Agli ospiti nel 54,6% delle case non e' consentito fumare se non in terrazza o in balcone, nello 0,9% dei casi si fuma solo in cucina e nell'1,5% non c'e' mai nessuno che accende una sigaretta indisturbato''.

 

15/5/2006

14.000 TUMORI L'ANNO TRA GIOVANI,

SOTTO ACCUSA STILI VITA

Sono circa 14.000 l'anno i casi stimati di tumore tra gli adolescenti e i giovani adulti (tra 15 e 39 anni) in Italia, con una buona e una cattiva notizia: la buona e' che, nell'ultimo periodo, e' calata la mortalita' per tali patologie, con un significativo aumento della sopravvivenza per molti tipi di neoplasie; la cattiva e', invece, che crescono i tumori in qualche modo legati ai cattivi stili di vita, a partire dal fumo di sigaretta e la mania per l'abbronzatura. A fotografare la diffusione dei tumori tra i giovani e' il rapporto 'Le tendenze dei tumori negli adolescenti e nei giovani adulti 2005', elaborato dall'Istat in collaborazione con l'Istituto superiore di sanita' e l'Associazione per la lotta ai tumori nell'eta' giovanile (Alteg). Il Rapporto e' la continuazione della ricerca epidemiologica sui tumori giovanili gia' realizzata nel 2001 e che segnalava un'incidenza dei casi di cancro leggermente piu' bassa (circa 12.000 l'anno). In questo lavoro, i dati di incidenza sono stati aggiornati fino al 1997, i dati di mortalita' fino al 2000 e quelli di sopravvivenza con i casi diagnosticati nel 1994 e seguiti fino al 1999. Qual e', dunque, il trend delle patologie tumorali tra i piu' giovani? L'analisi dell'incidenza stimata dai Registri tumori italiani, si sottolinea nel rapporto, mostra ''tendenze stabili o, in alcun casi, in aumento''. Ma l'aspetto piu' significativo e' che sono ''decisamente in aumento'' le neoplasie di ''chiara origine comportamentale'': sono cioe' in crescita, ad esempio, i tumori della trachea, bronchi e polmoni (soprattutto nelle donne) e il melanoma maligno della pelle, due tipi di tumore direttamente legati al fumo di sigaretta e all'esposizione alla radiazione solare. In aumento, anche se non legati a fattori di rischio conosciuti, affermano gli esperti, sono anche tumore del testicolo, linfomi e leucemie (maschi). - INCIDENZA: OGNI ANNO CIRCA 8000 NUOVE DIAGNOSI Il tasso di incidenza e' di 77,3 per 100.000 abitanti nelle donne e di 54,4 negli uomini (periodo 1995-97), livelli che corrispondono rispettivamente a circa 8000 e 5800 nuove diagnosi l'anno. Incidenza piu' elevata si registra per tumore alla mammella (18,6) e al testicolo (7,8), ma una frequenza elevata risulta pure per melanoma, linfomi, tumori del colon retto e leucemie (tutti con un'incidenza superiore a 2 per 100.000 l'anno). Quanto al tumore della trachea, dei bronchi e del polmone, in crescita rispetto al passato (oltre 200 casi l'anno), risulta che l'incidenza e' in aumento soprattutto nelle donne e in diminuzione negli uomini. - MORTALITA': IN CALO PER TUTTI I TIPI DI TUMORE La mortalita', afferma il rapporto, ''mostra una diminuzione sistematica sia per il complesso di tutti i tumori maligni, sia per i tumori specifici''. L'unico caso di aumento della mortalita' e' rappresentato dal melanoma maligno della pelle. Miglioramenti frutto delle maggiori possibilita' diagnostiche, di trattamento e di risposta nei soggetti giovani. Cosi' la sopravvivenza a 5 anni dei giovani con diagnosi di tumore nel periodo 1990-94 e' del 74% (69% per gli uomini e 77% per le donne): per 10 tipi di tumore su 13 negli uomini (13 su 15 per le donne) la sopravvivenza a 5 anni e' superiore al 50%, e per alcune neoplasie come i tumori del testicolo e della tiroide e' vicina al 100%. Anche il tasso di sopravvivenza per la leucemia e' cresciuto, passando dal 30 al 40%. - SOTTO ACCUSA FUMO, ALIMENTAZIONE E TROPPO SOLE Gli esperti lanciano dunque un forte messaggio ai giovani contro i 'cattivi stili di vita'. Il fumo, ricordano, e' un fattore di rischio cardiovascolare e causa il 9% dei tumori di trachea, bronchi e polmoni. Dito puntato pure contro la cattiva alimentazione: quella ricca di proteine e grassi animali e povera di pesce, legumi e frutta e' un fattore di rischio anche per tumori dell'apparato digerente e degli organi genitali. Infine, il sole: l'eccessiva esposizione e' causa dei melanomi della pelle.

 

11/5/2006

PROSTATA, INDIVIDUATO FATTORE RISCHIO GENETICO

Scoperto il primo fattore di rischio genetico veramente importante per il cancro alla prostata, che potrebbe spiegare l'8% dei casi di questo tumore tra gli europei ed una quota di gran lunga maggiore in America dove questa patologia e' di fatto molto piu' diffusa. Si tratta di un marcatore genetico individuato sul cromosoma otto in un ampio studio condotto su diverse popolazioni dall'equipe di Kari Stefansson, presidente del deCODE Genetics a Reykjavik in Islanda, istituto di ricerca specializzato in studi di genetica di cosi' vasta portata. Secondo quanto riferito sulla rivista Nature Genetics, il marcatore genetico (dal nome un po' complicato di 'Allele 8 del microsatellite DG8S737') altro non e' che un pezzo di Dna sul cromosoma otto con una data sequenza che e' piu' comune nel Dna dei pazienti che non in quello di individui sani. Inoltre, il marcatore genetico e' piu' spesso associato con forme maligne del tumore, e quindi potrebbe divenire anche un indicatore di prognosi della malattia. Spesso, confrontare il Dna di pazienti con quello di soggetti sani porta all'individuazione di regioni genomiche legate alla malattia in studio. Non solo questa 'firma genetica' della malattia puo' aiutare nella pratica diagnostica, fornendo la base per test genetici ad hoc per ciascuna patologia, ma spesso dietro la presenza di questi marcatori si nasconde anche un ruolo critico del pezzo di Dna individuato nell'innescare la malattia. Per esempio, in quel punto il Dna puo' contenere uno o piu' geni che innescano o favoriscono l'insorgenza della patologia. Gli esperti hanno analizzato una vasta mole di materiale genetico di individui europei (di Svezia e Islanda) ed americani di origine sia europea sia africana. E' emerso che il marcatore é piu' diffuso nei pazienti che non nei soggetti sani di controllo, in particolare e' molto diffuso nei pazienti americani di origine africana. I genetisti hanno stimato che circa l'8% dei casi di cancro tra gli europei potrebbe essere attribuito a questo marcatore. Ma c'é di piu': tra gli Americani di origine africana, per i quali e' piu' alta l'incidenza del cancro alla prostata, la presenza di questo marcatore e', guarda caso, quattro volte piu' frequente che non tra quelli di discendenza europea. E' altamente probabile quindi che questo marcatore sia uno dei motivi per cui il tasso di cancro alla prostata in Usa sia piu' alto che in Europa. Rimane da scoprire cosa di preciso leghi il marcatore genetico al cancro. Gli scienziati si adopereranno, dunque, per individuare il o i geni legati a questo marcatore e diretti fattori di rischio per il tumore. Vi sono gia', hanno rilevato i genetisti, alcuni geni candidati in studio. Questa scoperta, affermano gli esperti, migliorera' la comprensione e quindi le capacita' d'intervento su tale neoplasia, la cui incidenza continua ad aumentare nei paesi occidentali.

 

4/5/2006

SKIN CANCER DAY,IL 6 MAGGIO DERMATOLOGI 'APERTI'

I dermatologi  hanno presentato lo Skin Cancer Day 2006, la giornata mondiale dei tumori della pelle prevista per il prossimo sabato, nella quale specialisti di tutta Italia saranno a disposizione dei cittadini per visite gratuite, ma anche per informare ed educare al rischio legato ai tumori cutanei. ''Ogni anno in Italia - spiegano gli esperti - vi sono 140 mila lesioni a rischio e 65 mila nuovi malati di tumori della pelle, molti dei quali a rischio di mortalita'. Per combattere questi tumori - continuano - oltre alla prevenzione anche la diagnosi precoce svolge un ruolo determinante e prezioso per salvare la vita dei pazienti''. Diagnosi precoce che parte proprio dal controllo regolare della propria pelle: i segnali cui si deve prestare attenzione, e che dovrebbero indurre a richiedere una visita specialistica, sono ad esempio il cambiamento improvviso nel colore, nella forma o nelle dimensioni di un neo preesistente; ma non vanno trascurate nemmeno la comparsa di nuovi nei o di arrossamenti, prurito o sanguinamento di una lesione cutanea, pigmentata (come gli stessi nei) o meno. Un importante ruolo nella diagnosi del melanoma, che tra i tanti tipi di tumore della pelle e' il piu' maligno (poiche' e' in grado di dare metastasi ed e' resistente alle chemio- radioterapie) e' svolto dalla diagnosi strumentale, che permette ai medici di 'leggere' le lesioni cutanee e quindi di diagnosticare eventuali lesioni pre-cancerose. Tra le varie tecniche c'e' ad esempio la 'semeiotica dermatoscopica' che Stefania Seidenari, professore di dermatologia all'Universita' di Modena, definisce ''la 'stele di Rosetta' che permette allo specialista di interpretare e tradurre in diagnosi i 'geroglifici' scritti dalle lesioni pigmentate in generale, e dal melanoma in particolare''. Anche se, ricorda la dottoressa, ''nessuno di questi elementi ha un valore diagnostico assoluto, ma e' l'insieme di tutti i caratteri che si osservano in una lesione e che ne definiscono l'aspetto globale, che aiuta il dermatologo a formulare una diagnosi di sospetto e ad individuare i melanomi in fase iniziale''. Lo Skin Cancer Day, promosso dalla Societa' Italiana di Dermatologia (Sidemast) e dalla Associazione Dermatologi Ospedalieri Italiani (Adoi), e' anche un occasione per ricordare a tutti quali sono i comportamenti utili per prevenire l' insorgere dei tumori cutanei: in un decalogo redatto dagli specialisti si passa dall'invito a ''conoscere bene la propria pelle, soprattutto le sue reazioni all'esposizione solare'', a quello di evitare l'esposizione al sole nelle ore piu' calde (dalle 11 alle 16): l'educazione ad una corretta esposizione, ricordano gli esperti, deve cominciare gia' dall'infanzia. Ma non va dimenticata l'importanza di controllare regolarmente la propria cute alla ricerca di eventuali lesioni che tendono a non scomparire, e l'importanza di proteggersi dai raggi solari usando prodotti con fattori di protezione adeguati sin da bambini.

 

28/4/2006

ASSISTENZA DOMILICIARE CRESCE GRAZIE ALL'ANT NEL 2005 DEL 4%

Nel 2005 la Fondazione Ant Italia ha assistito 7.602 malati di tumore. E' uno dei dati forniti dall'Ant, che ha presentato il bilancio operativo della piu' grande esperienza di assistenza domiciliare presente in Italia. Rispetto al 2004, ha spiegato, i malati assistiti sono aumentati del 4%. ''Il nostro ospedale senza muri - ha spiegato l'Ant - ci ha permesso di assistere 53.519 sofferenti di tumore dal 1985 ad oggi. Nessun'altra esperienza al mondo puo' vantare questi numeri. Grazie a 139 medici e 65 infermieri, presenti in Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Veneto, Lazio, Campania, Puglia, Friuli Venezia Giulia, Basilicata, Lombardia e Calabria assistiamo ogni giorno 2.854 Famiglie, in modo completamente gratuito''. In Emilia-Romagna dal 1985 sono state assistite 24.802, in Puglia dal 1988 14.396, in Campania dal 1990 3.462, nelle Marche dal 1992 3.560, in Toscana dal 1995 2.403, nel Lazio dal 2000 409, in Basilicata dall'anno successivo 1.014, in Lombardia dal 2001 293, dallo stesso anno nel Friuli Venezia 121, nel Veneto dal 2003 51 e in Calabria, sempre dal 2003, 120. Per lo piu' i malati seguiti sono di sesso maschile (il 55%). Le giornate di assistenza erogate sono state complessivamente 8.421.871, solo l'anno scorso 765.057. Tutto grazie al lavoro di 387 persone, non solo medici e infermieri, ma anche 44 dipendenti, 26 consulenti, 2 nutrizionisti, 16 psicologi, 89 collaboratori, 4 farmacisti e 2 fisioterapisti. Un team che solo l'anno scorso ha percorso 295.395 chilometri e ha portato a casa dei malati 7.754 pasti. ''Tutto il lavoro del nostro personale sanitario e' possibile grazie alla grande dedizione dei volontari che durante tutto l' anno, con una instancabile attivita' promozionale, hanno potuto garantire una base per la continuita' dell'attivita' ospedaliera'', ha concluso Pannuti, presidente dell'Ant.

 

20/4/2006

MIELOMA MULTIPLO 4 SOTTOTIPI, CURE PERSONALIZZATE

Trovati quattro diversi sottotipi di mieloma multiplo, uno dei piu' comuni tumori del sangue e tra i meno curabili. Ai diversi sottogruppi del tumore corrispondono differenti prognosi e risposta ai trattamenti. La scoperta, frutto dei lavori di Daniel Carrasco e Giovanni Tonon del Dana-Farber Cancer Institute di Boston e ricercatori del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center, portera' a cure personalizzate e indirizzera' i ricercatori verso altri geni coinvolti nel tumore. I risultati del lavoro, reso possibile dalle nuove tecnologie per l'osservazione dell'attivita' di molti geni (il Dna microarray) e sofisticati metodi statistici, sono stati riportati sulla rivista Cancer Cell. Il mieloma multiplo e' un tumore del sangue molto frequente che rimane purtroppo oggi praticamente incurabile, sebbene alcuni pazienti possano vivere anche alcuni anni dopo la diagnosi. Tuttavia la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi dei pazienti con il mieloma multiplo e' molto bassa (solo del 32%). La genetica del mieloma multiplo e' molto complessa: i difetti a carico di geni o interi cromosomi possono variare da paziente a paziente. I ricercatori si sono serviti di uno screening ad alta risoluzione dei difetti genetici di cellule tumorali prelevate da 67 pazienti ed hanno cosi' potuto suddividere il cancro in quattro diversi sottogruppi. Le alterazioni genetiche per le quali questi tumori differiscono l'uno dall'altro sono anche le dirette responsabili della differente prognosi di ciascun paziente, hanno spiegato gli esperti. Se queste tecniche di indagine genetica arrivassero al letto del paziente per una diagnosi accurata del tipo di mieloma, e' auspicabile che in futuro ciascun paziente avra' maggiori chance di guarigione basate sulla messa a punto di differenti trattamenti mirati, specifici cioe' per rispondere al tumore in base alla sua 'carta d'identita' molecolare'.

 

18/4/2006

SENO,10% CASI DIAGNOSTICATI E CURATI INOFFENSIVI

ESPERTI, A VOLTE SCREENING ECCESSIVI MA RESTANO FONDAMENTALI

Ricevere una diagnosi di cancro al seno e intraprendere l'impegnativo iter delle terapie quando, in realta', non ve ne sarebbe alcun bisogno, poiche' il piccolo tumore evidenziato dagli esami sarebbe rimasto ad uno stadio latente non costituendo alcun pericolo. Accade in un caso su dieci e la 'colpa' e' da attribuirsi ad un uso eccessivo degli esami diagnostici. A dimostrarlo e' uno studio svedese pubblicato sulla rivista 'British Medical Journal', che evidenza un lato debole degli eccessi della diagnostica moderna. Il 10% dei tumori al seno diagnosticati, dunque, non avrebbe alcun bisogno di essere curato appunto perche' 'inoffensivo': ma il problema, ammettono gli stessi ricercatori, e' che al momento la medicina non e' in grado di stabilire quali tumori diagnosticati in fase molto precoce, o 'sovra-diagnosticati', si evolveranno e quali, invece, rimarranno in uno stadio latente. Gli effetti dei programmi di screening sistematici, avviati a partire dagli anni '80, sono indubbiamente positivi: e' stato infatti dimostrato che e' possibile ridurre del 30% la mortalita' per cancro al seno sottoponendo le donne nella fascia di eta' 50-74 anni a esami mammografici sistematici. D'altro canto, pero', gli esperti si sono chiesti se un eccesso di esami diagnostici non possa determinare degli effetti 'perversi', portando alla diagnosi di tumori piccolissimi e allo stadio latente che non richiederebbero ne' di essere operati ne' trattati. Per questo, i ricercatori del Dipartimento di analisi epidemiologiche all'Universita' di Malmo, in Svezia, hanno riesaminato i dati di un'indagine condotta tra il 1976 e il 1986 su 42.283 donne svedesi (da 45 a 69 anni) divise in due gruppi: una meta' era sottoposta a mammografia ogni due anni, mentre il secondo gruppo era formato da donne non sottoposte ad esami particolari. I ricercatori hanno dunque cercato di misurare, al 2001, il tasso di cancro al seno tra le donne che avevano partecipato allo studio, partendo dal presupposto che il gruppo sottoposto a screening regolari avrebbe dovuto presentare una incidenza minore di tumori alla mammella. Risultato: al 2001, si e' rilevato un 10% in piu' di casi di cancro al seno nel gruppo sottoposto a screeening regolari rispetto al 'gruppo di controllo'. Un 10% di casi di cancro, sottolineano gli specialisti, sarebbe cioe' stato diagnosticato 'indebitamente' proprio a seguito dei programmi di screening sistematici. Si tratta, appunto, di forme tumorali ad evoluzione molto lenta e che, per questo, non sarebbero mai diventate sintomatiche. ''Il rischio per una donna di ammalarsi di cancro al seno e' dell'8% durante tutta la sua esistenza e il rischio di morirne e' del 2,5%. Lo screening sistematico su, ad esempio, un campione di 250 donne - osservano alcuni esperti del Registro dei tumori di Londra, in un commento pubblicato sulla stessa rivista - permette di evitare una morte per cancro al seno, ma puo' anche portare ad una 'sovra-diagnosi' di due casi di tumore. Il problema e' che oggi non abbiamo i mezzi per stabilire quale sia la donna a rischio di vita rispetto alle altre due''. L'obiettivo e' quindi quello di arrivare ad identificare le forme tumorali che sono destinate ad evolvere da quelle destinate invece a rimanere latenti, ferma restando l'importanza dei programmi di screening. Il punto, ha commentato Cosimo Di Maggio, ordinario di Radiologia all'Universita' di Padova, ''e' che la diagnosi 'eccessiva' e' un rischio che va accettato poiche' imposto dallo stesso sviluppo tecnologico, se si pensa che oggi la mammografia e' in grado di evidenziare lesioni molto piu' piccole rispetto a soli cinque anni fa''. Dunque, ''preso atto del fatto che ogni tumore ha bisogno del suo tempo per crescere e far danni, oggi sarebbe forse meglio limitare la corsa alle tecniche sempre piu' moderne e sofisticate per la diagnosi di lesioni sempre piu' piccole per puntare, invece - ha rilevato - alla applicazione degli esami gia' esistenti''. In altri termini, meglio ampliare il numero di donne che si sottopone a mammografia (esame che rileva tumori sotto il centimetro e dunque curabili), piuttosto che investire in tecniche di screening piu' sofisticate ma meno applicabili ai grandi numeri come la risonanza magnetica (che rileva tumori di pochi millimetri ma 'incerti' quanto a pericolosita'). Insomma, ''la tecnologia e' positiva e va accettata, ma senza strafare - ha concluso Di Maggio - e con razionalità.

 

12/4/2006

AUTORITA' USA SCETTICHE SU DANNI TELEFONINI

Le autorita' sanitarie americane hanno reagito  con scetticismo ad uno studio svedese che mostra possibili legami tra l'uso dei telefonini e i tumori al cervello. Un comunicato della FDA (Food and Drug Administration) sottolinea oggi discrepanze tra le conclusioni raggiunte dalla ricerca svedese e altri studi precedenti sullo stesso argomento. Inoltre la FDA ha messo in risalto diverse inadeguatezze nella ricerca svedese, compreso il metodo di ricerca (con questionari spediti per posta) e la mancanza di dati di sostegno provenienti da laboratori animali. La FDA ha reso noto, col comunicato apparso sul suo sito Internet, che continuera' a tenere d'occhio la questione e in un prossimo futuro terra' una conferenza per valutare possibili approfondimenti della materia.

 

10/4/2006

CAVOLI E BROCCOLI, CONFERMA DELLE VIRTU' PREVENTIVE
Cavoli, cavolfiori, broccoli e crescione 'armi commestibili' contro i tumorI. A confermare le virtu' preventive degli ortaggi appartenenti alla famiglia delle crucifere e' uno studio Usa condotto da un gruppo di scienziati dell'University of Pittsburgh Cancer Institute, presentato qualche giorno fa al meeting dell'American Association for Cancer Research tenutosi a Washington, negli Usa.
La ricerca - coordinata dal farmacologo e urologo Shivendra Singh - ha indagato gli effetti di queste verdure su topi trapiantati con cellule di carcinoma prostatico umano, facendo luce sui meccanismi grazie ai quali le crucifere contrastano il tumore. ''Se l'influenza della dieta sul rischio di cancro era nota - spiega infatti lo specialista - ancora non si sapeva il perche' dell'azione 'scudo' di broccoli e simili''. Singh e colleghi hanno analizzato composti fitochimici chiamati isotiocianati (Itc), che si liberano nelle crucifere quando vengono tagliate o masticate. In particolare, l'equipe statunitense ha scoperto che il fenetil-Itc (Peitc) - a concentrazioni ottenibili attraverso una normale alimentazione ricca di questi ortaggi - e' altamente efficace nel sopprimere la crescita delle cellule umane di cancro alla prostata, spingendo il tumore al 'suicidio' (apoptosi o morte cellulare programmata). Dopo aver indotto la malattia umana in topi di laboratorio, gli studiosi hanno osservato come, negli animali che per 31 giorni avevano assunto piccole dosi quotidiane di Peitc, il volume della neoplasia si fosse quasi dimezzato rispetto a quello dei roditori controllo. Non solo. Nei topi trattati con Peitc, sembra giocare un ruolo molto importante una proteina pre-apoptotica detta Bax. ''Il prossimo passo - conclude Singh - sara' disegnare trial clinici per confermare l'effetto del Peitc nel prevenire il cancro alla prostata nell'uomo''.

 

7/4/2006

MENO RISCHI A SENO PER DONNE CHE MANGIANO SOIA
Le donne che mangiano spesso la soia, in tutte le sue forme, hanno minori probabilità di ammalarsi di cancro al seno. Una diminuzione del rischio di insorgenza del tumore alla mammella che può toccare anche il 14%, spiegano gli scienziati della Johns Hopkins University di Baltimora, e i colleghi dell'università di Georgetown, a Washington. Vietato, però, prendere facili scorciatoie. Come quella di assumere integratori a base di soia. ''Gli effetti benefici dell'alimento - dicono sul Journal of the National Cancer Institute i ricercatori - si registrano quando si sceglie la soia nel piatto. Anche perché chi la mangia frequentemente adotta, spesso, anche stili di vita più salutari. Una sinergia che si rivela strategica per la salute delle donne''.
Per arrivare a queste conclusioni, gli scienziati hanno riletto ben 18 diversi studi sulle relazioni tra dieta a base di soia e cancro alla mammella. Molti dei quali sono stati condotti in Asia, dove il legume riveste un ruolo preminente nelle abitudini alimentari della popolazione. ''Ma in Asia - dicono - le donne fanno anche maggiore attività fisica, bevono meno alcol, hanno bambini in età più giovane. E soprattutto hanno abitudini alimentari diverse da quelle occidentali''. La soia, infatti, è ricca di isoflavoni, che sono in grado di 'bloccare' gli estrogeni, promuovere la distruzione delle cellule 'impazzite' incluse quelle tumorali, e spegnere le infiammazioni. Infine, i ricercatori hanno notato che anche l'esposizione del feto alla dieta ricca di soia della mamma può rappresentare un fattore protettivo per la sua salute futura. ''Un risvolto che necessita, però, di ulteriori approfondimenti'', concludono gli scienziati.


6/4/2006

OVAIO E SENO, VITAMINA D E FLAVONOIDI POTENZIALI  'ARMI' PREVENTIVE 
Dando per 'certi' i più noti fattori di rischio per l'insorgenza di queste neoplasie, fra cui obesità, menopausa e mutazioni genetiche, alcuni ricercatori riuniti al 97° meeting annuale dell'American Association for Cancer Research hanno evidenziato il ruolo 'chiave' della dieta alimentare per mantenere la salute.
Utilizzando sofisticati sistemi statistici, gli esperti del Samuel Lunenfeld Research Institute del Mount Sinai Hospital di Toronto (Canada), in particolare, hanno verificato che la vitamina D ha una funzione protettiva contro il tumore della mammella. Altri ricercatori dell'università di San Diego (Usa) hanno invece ottenuto risultati incoraggianti per quanto riguarda le proprietà preventive dei flavonoidi, le sostanze naturalmente anti-ossidanti che si trovano in alcuni vegetali, sia nel cancro al seno che dell'ovaio.

3/4/2006

CERVICE UTERINA: HPV PIU' SENSIBILE DEL PAP TEST
Il test per il papilloma virus (Hpv) 'batte' il pap test nella diagnosi di cancro della cervice uterina. Anche se quest'ultima tecnica diagnostica, ampiamente diffusa nei programmi di screening, ha ridotto significativamente l'incidenza della patologia nei Paesi in cui è adottata regolarmente, il test per l'Hpv è risultato più sensibile nel rilevare questa neoplasia.
A sostenerlo è un studio del Cancer Research UK Department of Epidemiology, Mathematics and Statistics del Queen Mary School of Medicine di Londra, pubblicato sull'International Journal of Cancer, che ha analizzato i dati provenienti da ricerche realizzate in diversi Paesi dove sono state messe a confronto le due tecniche. E la citologia (esame delle cellule) ne è uscita sconfitta, benché sia attualmente il metodo più diffuso per diagnosticare il cancro della cervice uterina. I dati sono stati raccolti su ben 60 mila donne di età differente in Inghilterra, Francia, Germania, Paesi Bassi, Stati Uniti e Canada. E dal confronto è emerso che il test per l'Hpv è estremamente sensibile nella rilevazione della neoplasia, indipendentemente dall'età delle pazienti. Lo era meno, invece, la citologia (53% contro 96% test Hpv), anche se più efficace nelle donne over 50 rispetto a quelle più giovani. Con differenze, tuttavia, sostanzialmente irrilevanti tra le due tecniche. Gli autori suggeriscono dunque di adottare il test per l'Hpv nei programmi di screening, e passare alla citologia solo in quei casi che risultano positivi alla prima prova. ''Un'ipotesi - sostengono - che se adottata su ampia scala potrebbe ridurre significativamente l'incidenza del tumore della cervice uterina''.

 

27/3/2006

SCOPERTA MOLECOLA PER VACCINO ANTI-METASTASI
Un vaccino per bloccare la crescita dei tumori e la diffusione delle metastasi. L'obiettivo di molti scienziati, oltre che la speranza di milioni di malati, è forse più vicino. Scienziati svedesi del Karolinska Institutet di Stoccolma, in collaborazione con i colleghi dell'University Medical Center di Leida, in Olanda, hanno trovato una molecola che potrebbe costituire l'ingrediente principale del vaccino anti-metastasi, per ora testato sui topi di laboratorio.
I ricercatori hanno infatti individuato un peptide, il TEIPP-T, in grado di essere sempre riconosciuto dalle cellule T del sistema immunitario. Queste ultime sono le difese del nostro organismo dai virus e dai batteri, ma anche dalle mutazioni cancerose delle cellule. Nonostante ciò, però, in molti casi le cellule del cancro riescono ad aggirare gli attacchi delle cellule T. Ecco perché, spiegano su Nature Medicine gli scienziati, è importante aver individuato una sostanza in grado di essere sempre 'agganciata' dalle sentinelle del nostro sistema immunitario. Usando il peptide ''si potrebbero vaccinare e proteggere diversi tessuti dalla diffusione di alcuni letali tumori come il melanoma, il cancro del colon, il linfoma e il fibrosarcoma'', affermano. Un risultato che però non è raggiungibile in tempi brevi. ''Per ora abbiamo effettuato esperimenti su topi di laboratorio. E non sarebbe serio infondere ora troppe speranze nei malati. Ma comunque - spiega Elisabeth Wolpert, che per prima individuò il peptide nella sua tesi di laurea del 1998 - i risultati costituiscono una base di partenza per cercare strade nuove nella lotta ai tumori in stadio avanzato''.

23/3/2006

PESTICIDI,BIMBI PIU' ESPOSTI

Livelli di pesticidi finora considerati innocui potrebbero accumularsi pericolosamente nel corpo di neonati e bambini piccoli, causando il cancro piu' avanti nella vita. E' quanto sostiene un gruppo di scienziati dell'universita' di Liverpool, secondo i quali quantita' anche molto basse di sostanze chimiche rilasciate da pesticidi ed alcune materie plastiche possono avere un impatto sullo sviluppo del feto ed aumentare le possibilita' che il bambino contragga il cancro negli anni seguenti. Gli organoclorurati, questo il nome delle sostanze che sarebbero pericolose anche in scarse quantita', si accumulano nel latte materno, aumentando il rischio di ingestione nei bebe'. Queste sostanze avrebbero un effetto sulla produzione di ormoni, aumentando il rischio di tumori, in particolare del seno e della prostata. Secondo Vyvyan Howard e John Newby, i due ricercatori che hanno condotto lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica britannica Journal of Nutritional and Environmental Medicine, i risultati della ricerca dovrebbero spingere i genitori a scegliere cibi biologici e a fare attenzione a lavare con cura frutta e verdura, sbucciandola quando e' possibile. Gli studiosi ritengono inoltre che le autorita' britanniche dovrebbero rivedere le proprie regole riguardo ai livelli di pesticidi considerati sicuri: ''Stiamo parlando di sostanze che possono potenzialmente causare il cancro nei bambini ad una concentrazione di una parte per miliardo o di una parte per migliaio di miliardi e non di una parte per milione, e cioe' ad una concentrazione di gran lunga minore di quanto pensato sinora'', ha spiegato al quotidiano The Guardian la ricercatrice Vyvyan Howard.

 

20/3/2006

DAL 18 AL 26 MARZO LA 'SETTIMANA DELLA PREVENZIONE'
Prevenire è vivere. Torna nelle principali piazze d'Italia, dal 18 al 26 marzo, la Settimana nazionale per la prevenzione dei tumori. L'iniziativa è promossa dalla Lega italiana per la lotta contro i tumori (Lilt), in collaborazione con la presidenza del Consiglio dei ministri, i ministeri della Salute e delle Politiche agricole e forestali. 
Anche il mondo dello sport farà la sua parte per la prevenzione. Sui campi di calcio le squadre di serie A porteranno in campo uno striscione per ricordarne a tutti l'importanza. Anche quest'anno, inoltre, da qualunque telefonino si potrà inviare un sms al numero 48583, per contribuire con un euro alla campagna 'Prevenire è vivere'. Il costo di ogni sms sarà di 1 euro, iva inclusa, che Tim, Vodafone e Wind devolveranno alla Lilt.

13/3/2006

LO STUDIO, IN OCCIDENTE 25% TUMORI PREVENIBILE CON VACCINI AD HOC
Il 25% dei tumori diagnosticati nei Paesi occidentali potrebbe essere prevenuto sviluppando vaccini 'ad hoc'. A sostenerlo uno studio dell'anglosassone Cancer Research Uk che, facendo il punto proprio sulla Gran Bretagna, stima che in Inghilterra un cancro su dieci potrebbe essere evitato sviluppando appositi vaccini antivirali.
Ben 1,8 milioni di nuovi casi diagnosticati ogni anno nei Paesi ricchi sono associabili a virus. Ma solo una 'manciata' di questi sono ritenuti responsabili di tumori. Ecco perché, secondo lo studio, investire in nuovi vaccini rappresenterebbe un bel passo avanti nella lotta contro il cancro. Le neoplasie che possono presentare un 'link' con particolari virus riguardano: collo dell'utero, stomaco, fegato, carcinoma rinofaringeo, linfomi e leucemia. Il Rapporto puntualizza tuttavia che solo una piccola parte della popolazione infettata da questi virus sviluppa poi, di fatto, la malattia. Tuttavia è stimato che ben il 18% di tutti i nuovi casi di tumori diagnosticati ogni anno sia legato a infezioni virali. ''Studiare l'associazione tra agenti infettivi e cancro - sottolinea Alan Rickinson, ricercatore a capo dello studio - è estremamente importante perché, in molti casi, l'infezione rappresenta un 'link' definito nella catena di eventi che dà inizio allo sviluppo della neoplasia. Ed è fondamentale rompere la catena e, attraverso la vaccinazione, impedire l'infezione evitando così che il cancro si sviluppi''. La ricerca per lo sviluppo di vaccini contro le neoplasie è avanzata sul fronte del cancro al collo dell'utero: sono infatti stati identificati quattro ceppi del papillomavirus (Hpv) ad altissimo rischio di tumore. E' stato sviluppato, inoltre, un vaccino contro l'epatite B, spesso responsabile del cancro del fegato. Nessun passo avanti, invece, nella prevenzione del tumore allo stomaco, del carcinoma rinofaringeo, di linfomi e leucemie riconducibili ad alcune infezioni.

6/3/2006

TUMORI: 34MILA CASI AL COLON-RETTO L'ANNO, CALCIATORI IN CAMPO PER PREVENZIONE
Il tumore colo-rettale colpisce 34.000 persone ogni anno. Eppure, se la diagnosi è precoce, il 75% dei malati ha buone possibilità di guarire. Per questo l'unica arma davvero efficace è la prevenzione, da effettuare tramite l'apposito screening. A ricordarlo è la campagna nazionale di prevenzione del cancro al colon-retto che questo fine settimana, grazie alla collaborazione della Lega Calcio, 'scende in campo' insieme a Milan, Empoli, Fiorentina, Siena, Roma e Inter.
I giocatori delle sei squadre - spiega una nota - porteranno simbolicamente in campo lo striscione con la 'mela della vita', l'immagine rappresentativa della campagna, che gode dell'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica Italiana e del patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del ministero della Salute e del Segretariato Sociale Rai. L'iniziativa è organizzata dall'Associazione gastroenterologi ed endoscopisti ospedalieri italiani (Aigo), dalla Società italiana di endoscopia digestiva (Sied), dalla Società italiana di gastroenterologia (Sige) e dalla Lega italiana per la lotta contro i tumori, con il contributo della Fondazione Jonhson&Johnson.
''Gli ultracinquantenni - dice nella nota Franco Pacini, direttore dell'Unità operativa complessa di Gastroenterologia dell'ospedale Careggi di Firenze, coordinatore scientifico della campagna - dovrebbero sottoporsi a un programma preventivo specifico: il test del sangue occulto nelle feci da effettuare ogni anno e, nei soggetti con test positivo, la colonscopia, che può essere eseguita in sedazione. Questi esami, se prescritti dal medico, sono esenti da ticket e possono essere eseguiti presso i centri di gastroenterologia ed endoscopia digestiva accreditati dalle società scientifiche aderenti alla campagna''.

2/3/2006

SITO INTERNET SUL CANCRO COLO-RETTALE
Di facile consultazione, il sito www.cancrocolon.it dedica ampio spazio all'importanza della prevenzione, alla testimonianza di chi ha sconfitto la malattia, agli strumenti di diagnosi precoce e agli esami, fino all'elenco dei fattori di rischio. Ma soprattutto fornisce l'elenco dei centri in cui sarà possibile a marzo effettuare una visita di screening gratuita, in occasione del mese della Campagna Nazionale di Prevenzione organizzata dalla Federazione Italiana Malattie Digestive (Fimad) in collaborazione con la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (Lilt).

 

 

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