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31/5/2006 IN ITALIA PRIMA GIORNATA DEDICATA A MALATI SI CELEBRA 3 E 4 GIUGNO
29/5/2006 COLON, RISCHIO PIU' BASSO DOPO COLONSCOPIA
25/5/2006 LO SPINELLO NON AUMENTA IL RISCHIO CANCRO
18/5/2006 FUMO: 2,5 MLN ITALIANI IN MENO COL VIZIO IN 5 ANNI, CALANO SIGARETTE AL DI'
15/5/2006 14.000 TUMORI L'ANNO TRA GIOVANI, SOTTO ACCUSA STILI VITA
11/5/2006 PROSTATA, INDIVIDUATO FATTORE RISCHIO GENETICO
4/5/2006 SKIN CANCER DAY,IL 6 MAGGIO DERMATOLOGI 'APERTI'
20/4/2006 MIELOMA MULTIPLO 4 SOTTOTIPI, CURE PERSONALIZZATE
18/4/2006 SENO,10% CASI DIAGNOSTICATI E CURATI INOFFENSIVI
12/4/2006 AUTORITA' USA SCETTICHE SU DANNI TELEFONINI
10/4/2006 CAVOLI E BROCCOLI, CONFERMA DELLE VIRTU' PREVENTIVE
7/4/2006 MENO RISCHI A SENO PER DONNE CHE MANGIANO SOIA
6/4/2006 OVAIO E SENO, VITAMINA D E FLAVONOIDI POTENZIALI 'ARMI' PREVENTIVE
3/4/2006 CERVICE UTERINA: HPV PIU' SENSIBILE DEL PAP TEST
27/3/2006 SCOPERTA MOLECOLA PER VACCINO ANTI-METASTASI
23/3/2006
20/3/2006 DAL 18 AL 26 MARZO LA 'SETTIMANA DELLA PREVENZIONE'
13/3/2006 LO STUDIO, IN OCCIDENTE 25% TUMORI PREVENIBILE CON VACCINI AD HOC
6/3/2006 TUMORI: 34MILA CASI AL COLON-RETTO L'ANNO, CALCIATORI IN CAMPO PER PREVENZIONE
2/3/2006 SITO INTERNET SUL CANCRO COLO-RETTALE
IN
ITALIA PRIMA GIORNATA DEDICATA A MALATI SI CELEBRA 3 E 4 GIUGNO
COLON, RISCHIO PIU' BASSO DOPO COLONSCOPIA Dopo una colonscopia negativa, il rischio di sviluppare un tumore colorettale negli adulti rimane piu' basso del normale per i dieci anni successivi al test. La buona notizia, che dovrebbe indurre piu' cittadini a sottoporsi all'esame per la diagnosi precoce del cancro del colon, viene da un nuovo studio pubblicato su 'Jama', la rivista dei medici Usa. Ricercatori dell'universita' di Manitoba in Canada hanno analizzato i dati di circa 36mila pazienti che si erano sottoposti all'esame tra il 1989 ed il 2003: per coloro i quali il test aveva dato esito completamente negativo - ossia non era stato trovato ne' tumore ne' polipi precancerosi - il pericolo di sviluppare il cancro nei dieci anni seguenti e' risultato piu' basso del 30-40% rispetto ai rischi della popolazione in generale.
LO SPINELLO NON AUMENTA IL RISCHIO CANCRO Sebbene pericoloso per altri motivi, fumare spinelli non sembra aumentare il rischio di cancro ai polmoni, anche se si fa un consumo di marijuana pesante e continuato per molti anni. Lo rivela, con gran sorpresa dei ricercatori, uno studio presentato dall'equipe di Donald Tashkin del David Geffen School of Medicine dell'Universita' di Los Angeles a San Diego nel corso della American Thoracic Society International Conference. La marijuana non sembra aumentare neppure il rischio di altri tumori tipicamente associati al fumo di sigaretta, come le neoplasie di bocca ed esofago o in generale del tratto digerente superiore. Gli esperti hanno coinvolto nell'indagine 611 persone che hanno sviluppato cancro ai polmoni, 601 che hanno sviluppato cancro in regioni del tratto digerente superiore, 1040 persone sane di controllo. I volontari sono stati scelti dando particolare rilievo all'a loro eta' perche' i ricercatori potessero avere per le mani un campione che da giovane fosse vissuto in un'epoca in cui si faceva ampio uso di marijuana. Ai volontari sono state chieste moltissime informazioni sul proprio stile di vita, in particolare se avessero fatto uso e in che quantita' di marijuana, tabacco, alcol. I fumatori piu' assidui di marijuana avevano fumato oltre 22.000 spinelli nella loro vita contro una media di 11.000-22.000 per gli habitue' della marijuana che ci andavano pero' un po' piu' leggeri. Facendo i dovuti calcoli gli epidemiologi non hanno riscontrato nessun aumento di rischio cancro correlabile alla marijuana, mentre hanno rilevato che l'80% dei pazienti con cancro ai polmoni e il 70% di quelli con altri tumori avevano fumato sigarette, insomma un chiaro rischio cancro legato alle sigarette. Gli esperti hanno calcolato un aumento del rischio di 20 volte per fumatori di uno o due pacchetti di sigarette al di'. Gli esperti sono rimasti sorpresi di non aver trovato un'associazione tra marijuana e cancro in quanto per molti aspetti lo spinello sembrerebbe piu' pericoloso perche' e' preparato in modo piu' 'artigianale' e viene aspirato piu' a lungo. L'unica spiegazione plausibile e' che i tetracannabinoidi, i composti attivi della marijuana, esercitino un effetto sulle cellule vecchie e danneggiate inducendole a morire e quindi di fatto impediscono loro di dar vita al tumore.
FUMO:
2,5 MLN ITALIANI IN MENO COL VIZIO IN 5 ANNI, CALANO SIGARETTE AL DI'
14.000 TUMORI L'ANNO TRA GIOVANI, SOTTO ACCUSA STILI VITA Sono circa 14.000 l'anno i casi stimati di tumore tra gli adolescenti e i giovani adulti (tra 15 e 39 anni) in Italia, con una buona e una cattiva notizia: la buona e' che, nell'ultimo periodo, e' calata la mortalita' per tali patologie, con un significativo aumento della sopravvivenza per molti tipi di neoplasie; la cattiva e', invece, che crescono i tumori in qualche modo legati ai cattivi stili di vita, a partire dal fumo di sigaretta e la mania per l'abbronzatura. A fotografare la diffusione dei tumori tra i giovani e' il rapporto 'Le tendenze dei tumori negli adolescenti e nei giovani adulti 2005', elaborato dall'Istat in collaborazione con l'Istituto superiore di sanita' e l'Associazione per la lotta ai tumori nell'eta' giovanile (Alteg). Il Rapporto e' la continuazione della ricerca epidemiologica sui tumori giovanili gia' realizzata nel 2001 e che segnalava un'incidenza dei casi di cancro leggermente piu' bassa (circa 12.000 l'anno). In questo lavoro, i dati di incidenza sono stati aggiornati fino al 1997, i dati di mortalita' fino al 2000 e quelli di sopravvivenza con i casi diagnosticati nel 1994 e seguiti fino al 1999. Qual e', dunque, il trend delle patologie tumorali tra i piu' giovani? L'analisi dell'incidenza stimata dai Registri tumori italiani, si sottolinea nel rapporto, mostra ''tendenze stabili o, in alcun casi, in aumento''. Ma l'aspetto piu' significativo e' che sono ''decisamente in aumento'' le neoplasie di ''chiara origine comportamentale'': sono cioe' in crescita, ad esempio, i tumori della trachea, bronchi e polmoni (soprattutto nelle donne) e il melanoma maligno della pelle, due tipi di tumore direttamente legati al fumo di sigaretta e all'esposizione alla radiazione solare. In aumento, anche se non legati a fattori di rischio conosciuti, affermano gli esperti, sono anche tumore del testicolo, linfomi e leucemie (maschi). - INCIDENZA: OGNI ANNO CIRCA 8000 NUOVE DIAGNOSI Il tasso di incidenza e' di 77,3 per 100.000 abitanti nelle donne e di 54,4 negli uomini (periodo 1995-97), livelli che corrispondono rispettivamente a circa 8000 e 5800 nuove diagnosi l'anno. Incidenza piu' elevata si registra per tumore alla mammella (18,6) e al testicolo (7,8), ma una frequenza elevata risulta pure per melanoma, linfomi, tumori del colon retto e leucemie (tutti con un'incidenza superiore a 2 per 100.000 l'anno). Quanto al tumore della trachea, dei bronchi e del polmone, in crescita rispetto al passato (oltre 200 casi l'anno), risulta che l'incidenza e' in aumento soprattutto nelle donne e in diminuzione negli uomini. - MORTALITA': IN CALO PER TUTTI I TIPI DI TUMORE La mortalita', afferma il rapporto, ''mostra una diminuzione sistematica sia per il complesso di tutti i tumori maligni, sia per i tumori specifici''. L'unico caso di aumento della mortalita' e' rappresentato dal melanoma maligno della pelle. Miglioramenti frutto delle maggiori possibilita' diagnostiche, di trattamento e di risposta nei soggetti giovani. Cosi' la sopravvivenza a 5 anni dei giovani con diagnosi di tumore nel periodo 1990-94 e' del 74% (69% per gli uomini e 77% per le donne): per 10 tipi di tumore su 13 negli uomini (13 su 15 per le donne) la sopravvivenza a 5 anni e' superiore al 50%, e per alcune neoplasie come i tumori del testicolo e della tiroide e' vicina al 100%. Anche il tasso di sopravvivenza per la leucemia e' cresciuto, passando dal 30 al 40%. - SOTTO ACCUSA FUMO, ALIMENTAZIONE E TROPPO SOLE Gli esperti lanciano dunque un forte messaggio ai giovani contro i 'cattivi stili di vita'. Il fumo, ricordano, e' un fattore di rischio cardiovascolare e causa il 9% dei tumori di trachea, bronchi e polmoni. Dito puntato pure contro la cattiva alimentazione: quella ricca di proteine e grassi animali e povera di pesce, legumi e frutta e' un fattore di rischio anche per tumori dell'apparato digerente e degli organi genitali. Infine, il sole: l'eccessiva esposizione e' causa dei melanomi della pelle.
PROSTATA, INDIVIDUATO FATTORE RISCHIO GENETICO Scoperto il primo fattore di rischio genetico veramente importante per il cancro alla prostata, che potrebbe spiegare l'8% dei casi di questo tumore tra gli europei ed una quota di gran lunga maggiore in America dove questa patologia e' di fatto molto piu' diffusa. Si tratta di un marcatore genetico individuato sul cromosoma otto in un ampio studio condotto su diverse popolazioni dall'equipe di Kari Stefansson, presidente del deCODE Genetics a Reykjavik in Islanda, istituto di ricerca specializzato in studi di genetica di cosi' vasta portata. Secondo quanto riferito sulla rivista Nature Genetics, il marcatore genetico (dal nome un po' complicato di 'Allele 8 del microsatellite DG8S737') altro non e' che un pezzo di Dna sul cromosoma otto con una data sequenza che e' piu' comune nel Dna dei pazienti che non in quello di individui sani. Inoltre, il marcatore genetico e' piu' spesso associato con forme maligne del tumore, e quindi potrebbe divenire anche un indicatore di prognosi della malattia. Spesso, confrontare il Dna di pazienti con quello di soggetti sani porta all'individuazione di regioni genomiche legate alla malattia in studio. Non solo questa 'firma genetica' della malattia puo' aiutare nella pratica diagnostica, fornendo la base per test genetici ad hoc per ciascuna patologia, ma spesso dietro la presenza di questi marcatori si nasconde anche un ruolo critico del pezzo di Dna individuato nell'innescare la malattia. Per esempio, in quel punto il Dna puo' contenere uno o piu' geni che innescano o favoriscono l'insorgenza della patologia. Gli esperti hanno analizzato una vasta mole di materiale genetico di individui europei (di Svezia e Islanda) ed americani di origine sia europea sia africana. E' emerso che il marcatore é piu' diffuso nei pazienti che non nei soggetti sani di controllo, in particolare e' molto diffuso nei pazienti americani di origine africana. I genetisti hanno stimato che circa l'8% dei casi di cancro tra gli europei potrebbe essere attribuito a questo marcatore. Ma c'é di piu': tra gli Americani di origine africana, per i quali e' piu' alta l'incidenza del cancro alla prostata, la presenza di questo marcatore e', guarda caso, quattro volte piu' frequente che non tra quelli di discendenza europea. E' altamente probabile quindi che questo marcatore sia uno dei motivi per cui il tasso di cancro alla prostata in Usa sia piu' alto che in Europa. Rimane da scoprire cosa di preciso leghi il marcatore genetico al cancro. Gli scienziati si adopereranno, dunque, per individuare il o i geni legati a questo marcatore e diretti fattori di rischio per il tumore. Vi sono gia', hanno rilevato i genetisti, alcuni geni candidati in studio. Questa scoperta, affermano gli esperti, migliorera' la comprensione e quindi le capacita' d'intervento su tale neoplasia, la cui incidenza continua ad aumentare nei paesi occidentali.
SKIN CANCER DAY,IL 6 MAGGIO DERMATOLOGI 'APERTI' I dermatologi hanno presentato lo Skin Cancer Day 2006, la giornata mondiale dei tumori della pelle prevista per il prossimo sabato, nella quale specialisti di tutta Italia saranno a disposizione dei cittadini per visite gratuite, ma anche per informare ed educare al rischio legato ai tumori cutanei. ''Ogni anno in Italia - spiegano gli esperti - vi sono 140 mila lesioni a rischio e 65 mila nuovi malati di tumori della pelle, molti dei quali a rischio di mortalita'. Per combattere questi tumori - continuano - oltre alla prevenzione anche la diagnosi precoce svolge un ruolo determinante e prezioso per salvare la vita dei pazienti''. Diagnosi precoce che parte proprio dal controllo regolare della propria pelle: i segnali cui si deve prestare attenzione, e che dovrebbero indurre a richiedere una visita specialistica, sono ad esempio il cambiamento improvviso nel colore, nella forma o nelle dimensioni di un neo preesistente; ma non vanno trascurate nemmeno la comparsa di nuovi nei o di arrossamenti, prurito o sanguinamento di una lesione cutanea, pigmentata (come gli stessi nei) o meno. Un importante ruolo nella diagnosi del melanoma, che tra i tanti tipi di tumore della pelle e' il piu' maligno (poiche' e' in grado di dare metastasi ed e' resistente alle chemio- radioterapie) e' svolto dalla diagnosi strumentale, che permette ai medici di 'leggere' le lesioni cutanee e quindi di diagnosticare eventuali lesioni pre-cancerose. Tra le varie tecniche c'e' ad esempio la 'semeiotica dermatoscopica' che Stefania Seidenari, professore di dermatologia all'Universita' di Modena, definisce ''la 'stele di Rosetta' che permette allo specialista di interpretare e tradurre in diagnosi i 'geroglifici' scritti dalle lesioni pigmentate in generale, e dal melanoma in particolare''. Anche se, ricorda la dottoressa, ''nessuno di questi elementi ha un valore diagnostico assoluto, ma e' l'insieme di tutti i caratteri che si osservano in una lesione e che ne definiscono l'aspetto globale, che aiuta il dermatologo a formulare una diagnosi di sospetto e ad individuare i melanomi in fase iniziale''. Lo Skin Cancer Day, promosso dalla Societa' Italiana di Dermatologia (Sidemast) e dalla Associazione Dermatologi Ospedalieri Italiani (Adoi), e' anche un occasione per ricordare a tutti quali sono i comportamenti utili per prevenire l' insorgere dei tumori cutanei: in un decalogo redatto dagli specialisti si passa dall'invito a ''conoscere bene la propria pelle, soprattutto le sue reazioni all'esposizione solare'', a quello di evitare l'esposizione al sole nelle ore piu' calde (dalle 11 alle 16): l'educazione ad una corretta esposizione, ricordano gli esperti, deve cominciare gia' dall'infanzia. Ma non va dimenticata l'importanza di controllare regolarmente la propria cute alla ricerca di eventuali lesioni che tendono a non scomparire, e l'importanza di proteggersi dai raggi solari usando prodotti con fattori di protezione adeguati sin da bambini.
ASSISTENZA DOMILICIARE CRESCE GRAZIE ALL'ANT NEL 2005 DEL 4% Nel 2005 la Fondazione Ant Italia ha assistito 7.602 malati di tumore. E' uno dei dati forniti dall'Ant, che ha presentato il bilancio operativo della piu' grande esperienza di assistenza domiciliare presente in Italia. Rispetto al 2004, ha spiegato, i malati assistiti sono aumentati del 4%. ''Il nostro ospedale senza muri - ha spiegato l'Ant - ci ha permesso di assistere 53.519 sofferenti di tumore dal 1985 ad oggi. Nessun'altra esperienza al mondo puo' vantare questi numeri. Grazie a 139 medici e 65 infermieri, presenti in Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Veneto, Lazio, Campania, Puglia, Friuli Venezia Giulia, Basilicata, Lombardia e Calabria assistiamo ogni giorno 2.854 Famiglie, in modo completamente gratuito''. In Emilia-Romagna dal 1985 sono state assistite 24.802, in Puglia dal 1988 14.396, in Campania dal 1990 3.462, nelle Marche dal 1992 3.560, in Toscana dal 1995 2.403, nel Lazio dal 2000 409, in Basilicata dall'anno successivo 1.014, in Lombardia dal 2001 293, dallo stesso anno nel Friuli Venezia 121, nel Veneto dal 2003 51 e in Calabria, sempre dal 2003, 120. Per lo piu' i malati seguiti sono di sesso maschile (il 55%). Le giornate di assistenza erogate sono state complessivamente 8.421.871, solo l'anno scorso 765.057. Tutto grazie al lavoro di 387 persone, non solo medici e infermieri, ma anche 44 dipendenti, 26 consulenti, 2 nutrizionisti, 16 psicologi, 89 collaboratori, 4 farmacisti e 2 fisioterapisti. Un team che solo l'anno scorso ha percorso 295.395 chilometri e ha portato a casa dei malati 7.754 pasti. ''Tutto il lavoro del nostro personale sanitario e' possibile grazie alla grande dedizione dei volontari che durante tutto l' anno, con una instancabile attivita' promozionale, hanno potuto garantire una base per la continuita' dell'attivita' ospedaliera'', ha concluso Pannuti, presidente dell'Ant.
MIELOMA MULTIPLO 4 SOTTOTIPI, CURE PERSONALIZZATE Trovati quattro diversi sottotipi di mieloma multiplo, uno dei piu' comuni tumori del sangue e tra i meno curabili. Ai diversi sottogruppi del tumore corrispondono differenti prognosi e risposta ai trattamenti. La scoperta, frutto dei lavori di Daniel Carrasco e Giovanni Tonon del Dana-Farber Cancer Institute di Boston e ricercatori del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center, portera' a cure personalizzate e indirizzera' i ricercatori verso altri geni coinvolti nel tumore. I risultati del lavoro, reso possibile dalle nuove tecnologie per l'osservazione dell'attivita' di molti geni (il Dna microarray) e sofisticati metodi statistici, sono stati riportati sulla rivista Cancer Cell. Il mieloma multiplo e' un tumore del sangue molto frequente che rimane purtroppo oggi praticamente incurabile, sebbene alcuni pazienti possano vivere anche alcuni anni dopo la diagnosi. Tuttavia la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi dei pazienti con il mieloma multiplo e' molto bassa (solo del 32%). La genetica del mieloma multiplo e' molto complessa: i difetti a carico di geni o interi cromosomi possono variare da paziente a paziente. I ricercatori si sono serviti di uno screening ad alta risoluzione dei difetti genetici di cellule tumorali prelevate da 67 pazienti ed hanno cosi' potuto suddividere il cancro in quattro diversi sottogruppi. Le alterazioni genetiche per le quali questi tumori differiscono l'uno dall'altro sono anche le dirette responsabili della differente prognosi di ciascun paziente, hanno spiegato gli esperti. Se queste tecniche di indagine genetica arrivassero al letto del paziente per una diagnosi accurata del tipo di mieloma, e' auspicabile che in futuro ciascun paziente avra' maggiori chance di guarigione basate sulla messa a punto di differenti trattamenti mirati, specifici cioe' per rispondere al tumore in base alla sua 'carta d'identita' molecolare'.
SENO,10% CASI DIAGNOSTICATI E CURATI INOFFENSIVI ESPERTI, A VOLTE SCREENING ECCESSIVI MA RESTANO FONDAMENTALI Ricevere una diagnosi di cancro al seno e intraprendere l'impegnativo iter delle terapie quando, in realta', non ve ne sarebbe alcun bisogno, poiche' il piccolo tumore evidenziato dagli esami sarebbe rimasto ad uno stadio latente non costituendo alcun pericolo. Accade in un caso su dieci e la 'colpa' e' da attribuirsi ad un uso eccessivo degli esami diagnostici. A dimostrarlo e' uno studio svedese pubblicato sulla rivista 'British Medical Journal', che evidenza un lato debole degli eccessi della diagnostica moderna. Il 10% dei tumori al seno diagnosticati, dunque, non avrebbe alcun bisogno di essere curato appunto perche' 'inoffensivo': ma il problema, ammettono gli stessi ricercatori, e' che al momento la medicina non e' in grado di stabilire quali tumori diagnosticati in fase molto precoce, o 'sovra-diagnosticati', si evolveranno e quali, invece, rimarranno in uno stadio latente. Gli effetti dei programmi di screening sistematici, avviati a partire dagli anni '80, sono indubbiamente positivi: e' stato infatti dimostrato che e' possibile ridurre del 30% la mortalita' per cancro al seno sottoponendo le donne nella fascia di eta' 50-74 anni a esami mammografici sistematici. D'altro canto, pero', gli esperti si sono chiesti se un eccesso di esami diagnostici non possa determinare degli effetti 'perversi', portando alla diagnosi di tumori piccolissimi e allo stadio latente che non richiederebbero ne' di essere operati ne' trattati. Per questo, i ricercatori del Dipartimento di analisi epidemiologiche all'Universita' di Malmo, in Svezia, hanno riesaminato i dati di un'indagine condotta tra il 1976 e il 1986 su 42.283 donne svedesi (da 45 a 69 anni) divise in due gruppi: una meta' era sottoposta a mammografia ogni due anni, mentre il secondo gruppo era formato da donne non sottoposte ad esami particolari. I ricercatori hanno dunque cercato di misurare, al 2001, il tasso di cancro al seno tra le donne che avevano partecipato allo studio, partendo dal presupposto che il gruppo sottoposto a screening regolari avrebbe dovuto presentare una incidenza minore di tumori alla mammella. Risultato: al 2001, si e' rilevato un 10% in piu' di casi di cancro al seno nel gruppo sottoposto a screeening regolari rispetto al 'gruppo di controllo'. Un 10% di casi di cancro, sottolineano gli specialisti, sarebbe cioe' stato diagnosticato 'indebitamente' proprio a seguito dei programmi di screening sistematici. Si tratta, appunto, di forme tumorali ad evoluzione molto lenta e che, per questo, non sarebbero mai diventate sintomatiche. ''Il rischio per una donna di ammalarsi di cancro al seno e' dell'8% durante tutta la sua esistenza e il rischio di morirne e' del 2,5%. Lo screening sistematico su, ad esempio, un campione di 250 donne - osservano alcuni esperti del Registro dei tumori di Londra, in un commento pubblicato sulla stessa rivista - permette di evitare una morte per cancro al seno, ma puo' anche portare ad una 'sovra-diagnosi' di due casi di tumore. Il problema e' che oggi non abbiamo i mezzi per stabilire quale sia la donna a rischio di vita rispetto alle altre due''. L'obiettivo e' quindi quello di arrivare ad identificare le forme tumorali che sono destinate ad evolvere da quelle destinate invece a rimanere latenti, ferma restando l'importanza dei programmi di screening. Il punto, ha commentato Cosimo Di Maggio, ordinario di Radiologia all'Universita' di Padova, ''e' che la diagnosi 'eccessiva' e' un rischio che va accettato poiche' imposto dallo stesso sviluppo tecnologico, se si pensa che oggi la mammografia e' in grado di evidenziare lesioni molto piu' piccole rispetto a soli cinque anni fa''. Dunque, ''preso atto del fatto che ogni tumore ha bisogno del suo tempo per crescere e far danni, oggi sarebbe forse meglio limitare la corsa alle tecniche sempre piu' moderne e sofisticate per la diagnosi di lesioni sempre piu' piccole per puntare, invece - ha rilevato - alla applicazione degli esami gia' esistenti''. In altri termini, meglio ampliare il numero di donne che si sottopone a mammografia (esame che rileva tumori sotto il centimetro e dunque curabili), piuttosto che investire in tecniche di screening piu' sofisticate ma meno applicabili ai grandi numeri come la risonanza magnetica (che rileva tumori di pochi millimetri ma 'incerti' quanto a pericolosita'). Insomma, ''la tecnologia e' positiva e va accettata, ma senza strafare - ha concluso Di Maggio - e con razionalità.
AUTORITA' USA SCETTICHE SU DANNI TELEFONINI Le autorita' sanitarie americane hanno reagito con scetticismo ad uno studio svedese che mostra possibili legami tra l'uso dei telefonini e i tumori al cervello. Un comunicato della FDA (Food and Drug Administration) sottolinea oggi discrepanze tra le conclusioni raggiunte dalla ricerca svedese e altri studi precedenti sullo stesso argomento. Inoltre la FDA ha messo in risalto diverse inadeguatezze nella ricerca svedese, compreso il metodo di ricerca (con questionari spediti per posta) e la mancanza di dati di sostegno provenienti da laboratori animali. La FDA ha reso noto, col comunicato apparso sul suo sito Internet, che continuera' a tenere d'occhio la questione e in un prossimo futuro terra' una conferenza per valutare possibili approfondimenti della materia.
CAVOLI
E BROCCOLI, CONFERMA DELLE VIRTU' PREVENTIVE
MENO
RISCHI A SENO PER DONNE CHE MANGIANO SOIA
OVAIO
E SENO, VITAMINA D E FLAVONOIDI POTENZIALI 'ARMI'
PREVENTIVE CERVICE
UTERINA: HPV PIU' SENSIBILE DEL PAP TEST
SCOPERTA
MOLECOLA PER VACCINO ANTI-METASTASI PESTICIDI,BIMBI PIU' ESPOSTI Livelli di pesticidi finora considerati innocui potrebbero accumularsi pericolosamente nel corpo di neonati e bambini piccoli, causando il cancro piu' avanti nella vita. E' quanto sostiene un gruppo di scienziati dell'universita' di Liverpool, secondo i quali quantita' anche molto basse di sostanze chimiche rilasciate da pesticidi ed alcune materie plastiche possono avere un impatto sullo sviluppo del feto ed aumentare le possibilita' che il bambino contragga il cancro negli anni seguenti. Gli organoclorurati, questo il nome delle sostanze che sarebbero pericolose anche in scarse quantita', si accumulano nel latte materno, aumentando il rischio di ingestione nei bebe'. Queste sostanze avrebbero un effetto sulla produzione di ormoni, aumentando il rischio di tumori, in particolare del seno e della prostata. Secondo Vyvyan Howard e John Newby, i due ricercatori che hanno condotto lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica britannica Journal of Nutritional and Environmental Medicine, i risultati della ricerca dovrebbero spingere i genitori a scegliere cibi biologici e a fare attenzione a lavare con cura frutta e verdura, sbucciandola quando e' possibile. Gli studiosi ritengono inoltre che le autorita' britanniche dovrebbero rivedere le proprie regole riguardo ai livelli di pesticidi considerati sicuri: ''Stiamo parlando di sostanze che possono potenzialmente causare il cancro nei bambini ad una concentrazione di una parte per miliardo o di una parte per migliaio di miliardi e non di una parte per milione, e cioe' ad una concentrazione di gran lunga minore di quanto pensato sinora'', ha spiegato al quotidiano The Guardian la ricercatrice Vyvyan Howard.
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18 AL 26 MARZO LA 'SETTIMANA DELLA PREVENZIONE' LO
STUDIO, IN OCCIDENTE 25% TUMORI PREVENIBILE CON VACCINI AD HOC TUMORI:
34MILA CASI AL COLON-RETTO L'ANNO, CALCIATORI IN CAMPO PER PREVENZIONE SITO
INTERNET SUL CANCRO COLO-RETTALE
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