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"Credo
che questa sia la prima domanda che ci poniamo quando si parla
di Hospice.
Fa parte della nostra cultura l'evitare fin che si può
di "finire in una corsia d'ospedale" e cercare, per
quanto è possibile, di farsi curare a casa, magari con
la visita quasi quotidiana del medico di famiglia che passa "tanto
per vedere come va".
I tempi sono cambiati, il nostro modo di vivere ha avuto una metamorfosi
inimmaginabile sino a pochi anni fa per cui tutto, anche la malattia,
viene, deve, può essere affrontata in modo diverso rispetto
a quello che facevano i nostri genitori, per non parlare dei nostri
nonni.
Oggi le case sono più piccole rispetto a una volta e il
malato non trova sempre quell'atmosfera tranquilla di cui ha bisogno:
la televisione, il telefono, il traffico sotto le finestre di
casa disturbano il riposo del malato.
Anche le abitudini sono cambiate; oggi quasi tutte le donne hanno
un'occupazione e la figura della moglie che si fa carico di tutti
i malati della famiglia, genitori, suoceri, zii, lontani parenti
non esiste più.
Spesso le persone anziane vivono sole, le più fortunate
in compagnia del coniuge, ma anche il coniuge è anziano
e è già tanto se riesce a badare a sé stesso,
non può, più di tanto, dare al malato.
Sovente il medico di famiglia è oggi solo "il medico
della mutua" che con difficoltà va al domicilio del
malato per visitarlo e spesso si limita a trascrivere le ricette.
Questo stato di fatto porta ad un isolamento, triste per il senso
di abbandono che sopraggiunge, che il malato è costretto
a subire in un momento in cui ha più bisogno di calore
umano.
L'Hospice non deve essere visto come un Ospedale tradizionale,
ma come un luogo dove vengono seguite, curate e, in un certo senso
vegliate, quelle persone che, per tutti i motivi cui abbiamo accennato,
non possono restare al loro domicilio.
Le camere dell'Hospice hanno arredi che, pur rispettando norme
igieniche e logistiche, non emanano freddezza asettica, ma calore,
come l'arredo delle nostre case e per questo è previsto
che ogni malato abbia la camera personale con il bagno privato
e che nella sua stessa camera ci sia un divano letto per permettere
a un suo congiunto di trascorrere la notte al suo fianco, riposando,
come se fosse a casa propria.
Nell'Hospice si tende a creare il più possibile l'atmosfera
di un'abitazione cercando di dimenticare quella ospedaliera.
L'allestimento di un locale "tisaniera", in cui i familiari
possono preparare, sia per sé che per il loro congiunto,
una bevanda calda in qualunque momento della giornata, e delle
parti comuni, dove potersi incontrare per scambiare quattro chiacchiere,
come in un salotto di casa, con poltrone, divani e tavolini, danno
un taglio umano all'ambiente.
Tutto questo si verifica in una situazione che però non
esclude l'aspetto ospedaliero.
La presenza costante di un medico e di un infermiere garantisce
la continuità di assistenza e deansifica sia il paziente
che la sua famiglia perché sanno di non essere soli e che
in qualsiasi momento, per qualunque urgenza, c'è la presenza
di personale qualificato e specializzato.
Volontari, adeguatamente preparati, sono a disposizione tutti
i giorni per uno scambio di pensieri e per i piccoli aiuti spiccioli.
In alcune situazioni, per esempio, può essere di sollievo
per la famiglia del malato appoggiarsi, per un certo periodo,
a questa struttura per poter ritrovare quell'energia sia fisica
che psicologica necessaria per sostenere il proprio familiare
ammalato senza soffrire di sensi di colpa per la propria incapacità
a affiancarlo e con la certezza che per lui sarà fatto
tutto il possibile per alleviargli il peso della malattia.
Queste sono alcune delle motivazioni che inducono a considerare
l'Hospice come una svolta importante a favore dei malati e delle
loro famiglie."
(dal
bollettino semestrale dell'Associazione Progetto UMAN.A)
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DESCRIZIONE
TECNICA DELL'INTERVENTO
L'HOSPICE
è collocato al terzo piano del padiglione Oftalmico
con la seguente struttura nel rispetto della dignità del
paziente e dei suoi familiari mediante un'articolazione spaziale
utile a creare condizioni di vita simili a quelle godute dal paziente
presso il proprio domicilio.
La qualità degli spazi progettati facilita il benessere
ambientale, la fruibilità degli spazi ed il benessere psicologico:
·
8 camere singole con servizi + letto per il familiare
· personalizzazione nell'arredo
· locale cucina e tisaneria a disposizione dei parenti
· locale comune di soggiorno
· studio medico
· locale visite
· locali riservati al personale e ai servizi di supporto
Le
camere di degenza, ampie, dotate di un letto per il paziente ed
uno per un parente e con servizio igienico indipendente, cercano
di ricreare un ambiente domestico e confortevole.
Le finiture e gli arredi, studiate da architetti, si allontanano
il più possibile dal concetto di ospedale tecnologico e
asettico con colori pastello, grande luminosità grazie
a ampie finestre che si affacciano su terrazzi individuali.
La zona di degenza è infine completata da un ampio soggiorno
con comode poltrone e tavolini con annessa zona tisaneria che
permette ai pazienti e ai loro parenti di preparare bevande calde.
La zona di supporto logistico presenta caratteristiche strutturali
e finiture atte a garantire efficienza del lavoro e la massima
sicurezza dal punto di vista igienico e sanitario, sia verso i
pazienti che verso gli operatori.
Dono dell'Associazione Progetto Oncologia UMAN.A
all'Ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano
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